Abbiamo la Memoria lunga, 24/01/2026: ricordo di Pigni, Ballerini e Cantaluppi

Abbiamo la Memoria lunga, 24/01/2026: ricordo di Pigni, Ballerini e Cantaluppi

Circa una trentina le cttadine e cittadini insieme ai rappresentanti delle Istituzioni locali che hanno partecipato allle cerimonie organizzate dall’ANPI sezione Como e ANPI provinciale per commemorare l’Onorevole Renzo Pigni e i partigiani Enrico Cantaluppi e Luigi Ballerini, figure che hanno segnato in modo significativo la storia civile e politica del territorio comasco.

Renzo Pigni, che ci ha lasciati il 24 gennaio 2019, fu protagonista della vita istituzionale cittadina e nazionale: consigliere comunale, sindaco di Como, parlamentare della Repubblica e amministratore pubblico, figura fondamentale per l’ANPI comasca, lo ricordiamo per la sua integrità morale, l’impegno sociale, la costante e coerente difesa dei valori democratici, il tenace attaccamento ai principi costituzionali della pace e dell’antifascismo.
I partigiani Enrico Cantaluppi (anni 21) di Lipomo e Luigi Ballerini (anni 19) di Albate-Como, torturati e fucilati il 24 gennaio 1945 dai fascisti dopo un’azione contro il maggiore fascista Petrovich della GNR. Enrico e Luigi incarnarono i valori di coraggio e responsabilità che hanno guidato la lotta di Liberazione dal nazifascismo. La loro testimonianza rimane un riferimento per la memoria civile della comunità.

Questi due momenti hanno costituito un appuntamento di riflessione condivisa, ancora di più quest’anno 2026 in cui ricorre l’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, una ricorrenza di alto valore civile.

Ringraziamo tutte e tutti coloro che sono intervenuti, in particolare Valeria Pigni, Gisella Introzzi, Silvio Peverelli, Angelo Orsenigo, Gianfranco Rossetti in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Como e Alessio Cantaluppi Sindaco di Lipomo.

Pubblichiamo di seguito l’intervento di Valeria Pigni, vicepresidente ANPI sezione di Como:
Innanzitutto ringrazio tutti i presenti per essere qui, nonostante il clima — e non solo quello atmosferico. Ringrazio Gisella per aver raccontato mio padre e il rapporto che aveva con lui in modo così appassionato, vero, affettuoso.
Ritengo che la presenza in queste occasioni sia un indizio significativo, un segnale di quanto sia ancora forte la necessità di ritrovarsi, non solo per ricordare il passato ma per condividere una lettura e una riflessione sul presente. Viviamo in tempi in cui i più tendono a dimenticare. C’è stato il tempo della contestazione dei padri; questo, si dice, è il tempo della cancellazione, di una rimozione delle nostre radici a favore di un vivere il presente più o meno disperatamente, all’insegna dell’individualismo e dell’egocentrismo, con scarsa attenzione a ciò che è stato.
Se vi guardo, però, mi pare di essere tra amici e compagni decisamente in controtendenza. Per noi la Storia e il passato sono fondamentali per costruire il futuro. Occorre prendersi cura della storia e ricostruirla all’insegna della verità. Credo sarete d’accordo se affermo che i politici di oggi, che dovrebbero guidare il presente e orientare il futuro, dovrebbero guardare più spesso nello specchietto retrovisore: conoscere e interpretare ciò che è stato per comprendere cosa insegni davvero la Storia.
E allora, anche a nome di mio padre — che sarebbe sicuramente solidale con me — e a nome di mio fratello Elio che ha dedicato alla storia l’intera vita e senza il quale non sarei quella che sono — ringrazio la sezione ANPI di Como e l’ANPI Provinciale perché stanno lavorando in tale direzione. Ringrazio la Fondazione Avvenire che, oltre ad aver valorizzato l’archivio di Renzo, si prodiga per ordinare e conservare il patrimonio della sinistra comasca. Grazie anche a coloro che, come alcuni di voi, dedicano da lungo tempo grandi energie alla ricostruzione e alla riflessione sulla storia del nostro territorio. Grazie al Comune di Como che, alla luce delle azioni delle amministrazioni passate, speriamo concordi presto di riprendere, attraverso azioni concrete, la valorizzazione dell’esperienza di Como “Città messaggera di Pace”.
Ci ritroviamo immersi in un cambiamento epocale. Gli eventi tragici e la drammatica situazione geopolitica attuale indurrebbero d’impulso a chiudere gli occhi, a distogliere il pensiero. Ma non è ciò che mio padre mi ha insegnato, né ciò che ci hanno insegnato gli uomini che ricordiamo in occasioni come queste. La memoria del loro vissuto ci impone di indignarci e agire in questa realtà dove viene rinnegato ciò che loro, con fatica, sacrificio e dolore, hanno costruito. Ci impone di indignarci di fronte a un diritto internazionale calpestato, dove il potere arrogante del capitale ha tolto la maschera e mostra il suo volto attraverso un neocolonialismo senza scrupoli.
Siamo testimoni di una regressione della civiltà: nelle guerre di sterminio in atto, spesso ignorate o negate, la popolazione stessa è diventata il bersaglio principale. Sono guerre assolute, massacri destinati a durare ,dove l’unico obiettivo sembra essere l’annientamento totale dell’avversario, dove si intendono costruire riviere sulla morte e il dolore. In questo scenario, il diritto internazionale appare ormai incapace di regolare la violenza e di offrire cornici di negoziazione valide. Inoltre l’imprevedibilità, l’isolazionismo e i conflitti interni agli Stati Uniti dovrebbero spingere con urgenza l’Unione Europea a costituirsi come un’entità politica davvero autonoma, ma ciò fatica a realizzarsi. È la pratica della democrazia a essere oggi in grave pericolo ovunque: la democrazia rischia di essere svuotata di ogni significato, resa subalterna a poteri oligarchici che ne annullano l’intrinseca forza propulsiva.
In questo contesto, le parole “libertà” e “verità” vengono abusate in modo ipocrita. Mio padre mi ha cresciuto all’insegna dell’Umanità, un sentimento che si manifesta con la solidarietà, la cooperazione, l’attenzione ai deboli e l’ascolto delle diversità. Questi sono i valori che mi ha spinto a perseguire, speculari ai principi della nostra Costituzione che oggi, come mai prima d’ora, corre un reale pericolo. Mi hanno insegnato che la vera libertà in una democrazia costituzionale deve avere una base sociale: salute, casa, lavoro e scuola garantiti a tutti.
Il piano d’azione dell’attuale governo è ben diverso, e sappiamo perché. La Costituzione è stata scritta proprio in opposizione ai principi di coloro che governano oggi il nostro Paese; principi che non hanno mai rinnegato. Vogliono correggere la democrazia con “meno democrazia”: rafforzare il potere esecutivo, limitare l’interazione con i cittadini, smantellare lo stato sociale, criminalizzare il dissenso e ignorare le istanze della società civile. Si sbandiera l’idea che chi è “indicato dalla volontà popolare” goda di una superiorità rispetto alle altre funzioni dello Stato. Al contrario, la Costituzione è stata concepita per limitare i poteri, proprio alla luce della storia e in favore di una cultura fondata sul dialogo.
È necessario denunciare e impegnarsi per arginare questo graduale, inesorabile cambiamento che può portare all’oblio dei fondamentali principi di civiltà. Occorrerebbe un piano d’azione per costruire — e far costruire alle nuove generazioni — un paesaggio interiore che illumini il presente; un impegno per sovvertire la direzione che ci sta conducendo verso una falsa narrativa della realtà, verso la repressione e verso un autoritarismo al servizio degli interessi del potere, verso la guerra.
Se oggi siamo qui, è perché crediamo che la Storia possa ancora insegnarci a restare umani. La volontà di pace che animava mio padre e i suoi compagni non era un sogno ingenuo, ma una ferma scelta nata dal rifiuto della violenza e del sopruso. Oggi, quella stessa volontà deve diventare la nostra bussola: per non piegarci alla logica del conflitto e per continuare a costruire un mondo dove la vita e la vera libertà siano un obiettivo quotidiano.
Non può esserci pace senza memoria, né futuro senza giustizia sociale. Nel ricordo di mio padre e di chi ha lottato — come Enrico Cantaluppi e Luigi Ballerini, che andremo tra poco a commemorare — rinnoviamo l’impegno a essere coscienze vigili e attive contro ogni autoritarismo. Cerchiamo di trasformare l’indignazione in partecipazione, affinché la pace non sia solo un termine abusato, ma una realtà concreta da difendere, ogni giorno, insieme.

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