Ugo Fasola partigiano

Ugo Fasola partigiano

Sì è tenuta questa mattina sabato 18 ottobre 2025 presso il cimitero di Lipomo la commemorazione del partigiano combattente Ugo Fasola.
Presenti una quarantina di persone tra cui i famigliari e il sindaco di Lipomo.

Ugo Fasola ha lottato insieme a donne e uomini nella Resistenza, per la libertà, la giustizia sociale e la democrazia.

La memoria della Resistenza non è solo un dovere civile, ma un atto politico e culturale: è il filo che unisce le generazioni nella difesa dei valori antifascisti e nella costruzione di un futuro libero da odio e conflitti.

Ringraziamo tutte e tutti coloro che hanno partecipato e pubblichiamo di seguito il testo dell’intervento tenuto dal presidente provinciale ANPI di Como Manuel Guzzon.

“Ringrazio la sezione dell’Anpi di Como per l’invito e l’amministrazione comunale di Lipomo sempre presente in queste occasioni, la collaborazione tra istituzioni locali e Anpi è per noi fondamentale.
Siamo qui oggi per ricordare il partigiano combattente Ugo Fasola e insieme a lui tutti i partigiani lipomesi che hanno combattuto per permetterci di vivere in libertà.
Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente Ugo anche se i nostri incontri non sono stati molti ma limitati alle occasioni importanti come le celebrazioni del 25 aprile, era più facile incontrarlo nei boschi di Lipomo e questo mi è capitato più volte. Sempre riservato poteva sembrare anche burbero per certi versi ma così non era, l’ho sempre immaginato da giovane partigiano insieme ai suoi compagni in quei mesi difficili in cui rischiare la pelle era affare quotidiano.
Ugo Fasola proveniva da una famiglia contadina come tanti lipomesi e la sua scelta di aderire al movimento partigiano si è rivelata come una decisione quasi naturale accomunata a quella di tanti suoi coetanei, associata ad un tessuto sociale in cui la condivisione di una comune sorte favoriva un legame che travalicava le scelte politiche individuali. Aderire alla lotta partigiana non era ne facile ne scontato eppure in quei mesi è stata una scelta dirimente, i gruppi di gappisti che si andavano formando anche nella zona di Lipomo diventavano dunque l’approdo naturale per quei giovani cresciuti sotto il tallone della dittatura fascista e che intuivano nell’impegno e nella lotta armata una possibilità di riscatto e di affermazione della propria personalità e dignità in opposizione alla tragedia della guerra.
Lipomo ha pagato il suo tributo di sangue alla lotta di liberazione attraverso il martirio di Enrico Cantaluppi le cui vicende sono narrate nel recente volume Luigi Ballerini Enrico Cantaluppi: giovani partigiani Antifascismo e Resistenza, intorno a Como, tra Albate e Lipomo pubblicato da Nodo Libri a cui abbiamo contribuito sia io che Beppe Rigamonti e che meritoriamente colma un vuoto storiografico sul periodo resistenziale del nostro paese.
Tranne la tragica vicenda del Cantaluppi l’attività partigiana nel nostro territorio può apparire minore rispetto ad altre zone dove la lotta fu più cruenta. Per la maggior parte si praticavano azioni di disarmo e sabotaggio piuttosto che lanci di manifestini o di materiale di propaganda eppure anche questo tipo di Resistenza era fondamentale per il funzionamento delle brigate partigiane, le armi e i materiali servivano per le formazioni in montagna, procurarsele equivaleva entrare in contatto con il nemico e rischiare l’arresto o la condanna a morte e la rappresaglia nei confronti dei familiari, per cui nulla di semplice, scontato o improvvisato ma nel limite del possibile vi era sempre una preparazione garantita da una formazione di tipo gerarchico e militare come erano le squadre GAP e SAP.
La sezione dell’Anpi di Como da tempo ha scelto di ricordare i caduti della Resistenza e i partigiani del suo territorio con queste iniziative che hanno la funzione di ricordo e di ravvivare la memoria ma non solo, non c’è nulla di rituale in queste celebrazioni, c’è invece la volontà di perpetuare una volontà di riscatto, di rinascita, di liberazione, di lotta.
Dalle nostre radici traiamo la forza e la determinazione per affrontare le sfide dell’oggi e del domani.
Attraverso la lotta di liberazione le partigiane e i partigiani ci hanno indicato una strada, un percorso che li ha portati a immaginare quei valori che sono poi stati scritti nel dettato costituzionale, un testamento sacro che ci impegna tutti, che ci interroga quotidianamente e oggi più di ieri.
Non possiamo essere testimoni muti o spettatori annoiati, i martiri sono caduti fecondando col sangue la nostra democrazia ma chi è sopravvissuto come Ugo Fasola e tantissimi altri deposte le armi hanno continuato a lottare con gli stessi ideali della loro gioventù. Sono passati 80 anni da quel 1945 e ora tocca a noi; diceva Antonio Gramsci “l’indifferenza è il peso morto della storia”.
Tocca a noi fare la differenza tra il disinteresse dilagante e l’impegno costante per l’affermazione di quegli ideali che sono stati alla base della Resistenza antifascista.”
Manuel Guzzon

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